Monica Mazzolini ricercatrice FOCUS

Personaggio del Mese

 
 

Monica Mazzolini è ricercatrice senior presso il CBM - Centro di Biomedicina Molecolare - e la Scuola Internazionale di Studi Superiori Avanzati (SISSA) di Trieste. Si è laureata in biologia presso l'Università di Genova nel 1997 e, dopo una breve esperienza in una multinazionale farmaceutica, è approdata alla SISSA dove ha ottenuto il dottorato di ricerca in Biofisica sotto la supervisione del prof. Vincent Torre. I suoi ambiti di ricerca? L'elettrofisiologia e lo studio dei canali ionici, quelle strutture molecolari che permettono il passaggio di ioni attraverso la membrana della cellula, di fondamentale importanza per il suo funzionamento.

 

Ci racconti un po' qual è il percorso lavorativo e formativo che hai seguito?

Mi sono sempre piaciute le materie scientifiche. Frequentando un liceo scientifico sperimentale - una novità in quegli anni- ho incominciato a studiare biologia, chimica, fisiologia e anatomia. Il mio vero percorso scientifico, però, prese il via all'inizio del terzo anno di università quando, durante una lezione tenuta da un ricercatore del CNR, rimasi affascinata dal patch-clamp, una tecnica utilizzata in elettrofisiologia per misurare le correnti che attraversano i canali ionici presenti nella membrana cellulare. Così, dopo avergli chiesto la possibilità di visitare i laboratori dell'istituto di Cibernetica e Biofisica di Genova, ho subito iniziato il mio tirocinio per la tesi di laurea. Che invece di durare un anno, come era richiesto dal programma di studi, ne durò più di tre. Le mie giornate erano divise tra il lavoro a tempo pieno in laboratorio, la mia vera passione, e lo studio per i vari esami da sostenere. 

 

Dopo la laurea…

Dopo la laurea in biologia con una tesi sui canali al calcio ho continuato a lavorare in questo campo approdando nel laboratorio del Prof. Torre, con il quale collaboro ormai da 13 anni, e dove studio una particolare categoria di canali ionici chiamati CNG tramite l'utilizzo di una combinazione di elettrofisiologia e biologia molecolare. Per studiare la relazione struttura-funzione di questi canali ionici da un paio di anni abbiamo anche introdotto l'utilizzo di una speciale tecnologia: la spettroscopia a forza atomica.

 

Di cosa ti stai occupando in questo momento?

Attualmente sono coinvolta in tre diversi progetti che prevedono l'utilizzo di tecniche di elettrofisiologia e il coinvolgimento delle nanotecnologie. In particolare, per il progetto FOCUS, finanziato dalla UE, il cui padre ideatore e coordinatore è il Prof. Vincent Torre, la parte nella quale sono coinvolta riguarda lo studio della fototrasduzione e, più in particolare, lo studio della stimolazione della rodopsina, una proteina di membrana presente sui bastoncelli della retina, le cellule che permettono la visione in bianco e nero. Indago ciò che succede dopo  che viene stimolata la singola proteina che attiva la cascata enzimatica che permette la visione. La fototrasduzione è studiata da almeno tre decadi ma l'innovazione della nostra tecnica di stimolazione potrà fornire importanti dettagli.

 

La tua giornata lavorativa?

Inizia la mattina intorno alle 8:30 circa. Dopo l'immancabile caffè e la lettura delle e-mail, mi chiudo nel piccolo laboratorio dove è stato costruito un sofisticato set-up per svolgere le mie ricerche. Tutto è ben organizzato perchè per studiare la rodopsina è necessario lavorare al buio con il solo ausilio di una fioca luce rossa: l'ordine e l'organizzazione sono fondamentali. Dopo la preparazione dei bastoncelli, le cellule della retina che come detto contengono la rodopsina, inizio a registrare la risposta in corrente ionica e quindi la "vita" delle cellule dopo la stimolazione con la luce, combinando tecniche già note e tecniche innovative. La luce si riaccende intorno alle 19:00…

 

Un lavoro lungo…

Gli esperimenti, in effetti, sono difficili e faticosi e alla fine di una lunga giornata lavorativa il numero dei dati da analizzare per ricavare un risultato è abbastanza esiguo. Per questo lavoro occorrono tanta dedizione, passione, entusiasmo e pazienza.

 

Che ne pensi della ricerca in Italia?

Penso che il livello della ricerca in Italia sia molto alto e sono convinta che, come ampiamente dimostrato dalle pubblicazioni su riviste scientifiche specializzate, i ricercatori italiani abbiano delle grandi capacità spesso non valorizzate a causa delle difficoltà economiche per fortuna a volte sopperite dai finanziamenti esterni. Io non sono mai voluta andare a lavorare all'estero e una delle motivazioni è perché credo sia giusto che noi italiani ci diamo da fare per elevare la nostra ricerca. Non soltanto facendo degli studi di alto livello ma anche trasmettendo ai giovani l'entusiasmo verso questo lavoro faticoso ma affascinante.

 

 

Il Progetto FOCUS

Finanziato dall'Unione Europea nell'ambito del Settimo Programma Quadro, il progetto Focus vede coinvolti sette partner da quattro Paesi europei. Le ricerche del progetto Focus si focalizzano sulla comprensione delle funzioni fisiologiche della visione animale e dell'attività delle molecole coinvolte in questo complesso processo, da utilizzare come modello per la costruzione di dispositivi molecolari per l'amplificazione e l'elaborazione delle informazioni. Con i risultati ottenuti, il progetto FOCUS, che si concluderà alla fine del 2013, potrà così offrire importanti contributi nello sviluppo di innovative strategie nell'ambito del molecular computing. 

 
 
 

 
UN PROGETTO DI:
sissa
ricerca&medicina è un'iniziativa del progetto commHERE finanziato dalla Commissione Europea nell’ambito del Settimo Programma Quadro (FP7).
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